In Sensiblog2 apparso il 21 novembre su Ibrid@menti dicevamo della sinergia tra scrittura e immagine, a cui bisogna aggiungere, musica, emozioni, immaginazione, risonanza (il cogliere empatico dei sentimenti). Tento una sintesi di quanto emerso.
Come intendere il rapporto tra scrittura e immagine, e anche in parte suono e tatto (l’aptico, ciò che si coglie e sfiora, tocca con lo sguardo) nei post?
Si parla di una scrittura per immagini ma anche di un modo di pensare per immagini (Chiccama), per alcuni primigenio, universale e immediato (La Poetessa Rossa) scaturente esso stesso da un immaginario a monte (JonathanKole), e che scaturisce a sua volta dalle sensazioni (Adminpaola). Se l’immagine è pensiero e scrittura, questi possono essere anche immagine. L’immagine è nodo di una connessione che rinvia ad una rete, mette in relazione menti, immaginari e persone (Madmapelli) coinvolgendoli profondamente (Melogrande), creando “condivisione, semplicemente condivisione” (Didolasplendida), che però significa anche sincronia, sinergia, circolo virtuoso creativo (Erremme). L’immagine, anche quella “adolescenziale” prima di essere giudicata va compresa (Barbara34). Immagine e scrittura si configurano come due diversi modi di raccontare che talora si sovrappongono e grazie all’immagine mettono in circolo passione nel testo (Anna 58), come le immagini/oggetto postate da Melpunk, Zop e Lefty333boy mettono in evidenza. La loro sinergia amplia le possibilità di lettura e scrittura (Melpunk), traviandone anche talora il senso (Melpunk, Emmart). L’immagine conferisce possibilità autoriali, poetiche, conferisce spazi di libertà (Lefty333boy e Orsa Rossa).
Le tipologie:
autonome, racconto a sé, che parla da solo (didolasplendida, DianaLove), ibrido decorativo che dà comunque spazio al gioco delle connessioni (imagesofme);
“detriti dell’immaginario collettivo” (Contenebbia);
raccolte e usate a completamento di un testo (chiccama, barbara34), in modo dunque indipendente dall’originalità o meno della produzione dell’immagine, ma ancora in forma di racconto, talora autobiografico.
ekphrasis, racconto dell’arte nell’interazione tra narrazione ed esposizione di opere pittoriche (oyrad);
legate al suono, che rendono più “visivo” il suono (Chiccama, Pannonica);
ferme o in movimento.
immagini come frutto dell'eidolopoiesi, come esito di una capacità attiva di produrre immagini contro la colonizzazione mediatica generalizzata (Heteronymos).
I téloi:
ampliare gli orizzonti dell’immaginario, esprimendo emozioni in forme più prontamente attingibili che con nozioni di ardua comprensione ai profani, come quelle dell’astrofisica (Astrogigi), fino ad arrivare ad una dimensione quasi onirica. L’immaginario si rivela poetico, può plasmare il mondo (Chiccama), ampliarlo, in quanto non è solo semplice rispecchiamento dello stato psicoemotivo di chi posta l’immagine (IceKent), ma moltiplicazione dei sensi possibili (Astrogigi), grazie al suo senso metaforico (Biri) .
I significati, gli effetti, le azioni:
L’immagine avviluppa nella sua sensualità, e in quanto tale è evocativa (Vivendolestelle), e immediatamente seduttiva (modalogia). Può avere valore altamente simbolico, attingere all’inconscio o al subconscio contornando gli stereotipo iconici (Astrogigi) ma anche avere funzione decorativa (oyrad). E’ una traccia mestica, del ricordo.
Eccede la parola, dice ciò che questa non potrebbe dire. Resta allora l’interrogativo se questo eccesso di sensazione e immaginario sentito da chi usa e percepisce l’immagine possa essere iscritto in un testo. Ma si ha l’impressione che esso possa essere comunicato testualmente solo in parte, e per il resto la comunicazione basarsi sulla risonanza, qualcosa che va oltre le parole (Pannonica, Lefty 333boy, Didolasplendida).
Se l’intesa sulla risonanza tra corpi può essere nei gesti, nel linguaggio non verbale, come avverrà nel blog? Con i commenti, con i Pvt? O forse, come dice OrsaRossa, solo nella coincidenza con il sentimento stesso così ben esemplificata dall’Urlo di Munch, senso inafferrabile al linguaggio, desiderio di sottrazione dunque al tentativo di creare “griglie” interpretative?