lunedì, 24 marzo 2008

Niente tavola imbandita da pastiera, casatiello, capocollo, pasta al forno possibilmente in crosta di pastasfoglia, uova sode e di cioccolata. Ho dormito tutto il sabato, troppo stracca persino per andare a comprare il grano per la pastiera (dei cedri canditi non se ne parla perché le accorte oriunde campane qui cominciano ad accaparrarseli da un mese prima).

E cosi è andata la giornata:

ore 11: colazione a base di pancakes e molto sciroppo d'acero, praticamente uno sproposito.

Seguito da rasserenante ascolto di Marin Marais e Languir me fault

ore 13: essendo lo scenario metereologico tristissimo mi sono rigenerata ballando sulle note di classici dance arabi come "A muey a muey" degli 'Aisha Kandisha, "Clotair K" dei Beytouth ecoeurée, un classicone come "Sidi Mansour" remixato e accompagnato da grandi salti (che poi ti danno la soddisfazione di constatare che la palestra a qualcosa serve), ma anche classici classici come lo yemenita "Ana atarajjak ya habibi" (Ti scongiuro amore mio), o "Tadhakkarni, wa law marra" (Ricordami anche una volta sola), "Rahalti" (Te ne sei andata), etc. etc. per un'ora circa.

Poi mi sono messa a bloggare e fare auguri di Pasqua ibrida a tutti i miei contatti di blog che trascuravo da un po' di tempo a causa di invasivi impegni di lavoro. Sì, bloggare, come mi mancava.

Alle 16 circa abbiamo deciso di sbocconcellare delle patate al vapore con salmone affumicato e panna acida.

Alle 18 circa siamo andati al Teatro dal Verme per il festeggiamento del capodanno iraniano, il Newroz, invitati da N., trasformata per l'occasione in perfetta iraniana in tutta la sua hexis corporea, con sciarpa foulard, giacca ampia e lunga e pantaloni classici. Un paio di filmati turistico-celebrativi sulla bellezza dell'Iran e sulla grandezza della sua eredità culturale (personaggi come Ibn Sina o Omar Khayyam), seguiti da una fetiha del Corano salmodiata, immediatamente tallonata da un martellante ritmo dance. Poi si sono succeduti famosi personagi nazionalpopolari, tre clown che hanno organizzato un interminabile zecchinodoro iraniano culminato in una celebrazione  dell'Iran, una band di musica pop. La mia mente ha cominciato a percorrere altri lidi mentre pensavo che, alla faccia delle differenze culturali, per certi versi la postmodernità e una globalizzazione che ha origini non recenti ci rende molto più simili nella massificazione culturale di quanto non crediamo.

Alle 22.30 circa siamo finalmente arrivati alla cena, semplice e raffinata, vari tipi di ottimo riso basmati pilaf conditi con zafferano, fave, carne o altre spezie di cui ricordo solo il nome di una, lo shivid, salmone e della pasta al forno che mi sono ben guardata dal toccare.

E' il caso che cominci a pormi dei seri interrogativi sulla mia identità? Cosa succede quando ci si disancora da forme di ritualità che scandiscono il tempo della nostra vita?

 

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venerdì, 21 dicembre 2007

sweeties 001

Cos'è un dono? Se dovessi fare una cosa seria e ponderata compulserei attentamente i numerosi libri che ho letto in occasione di un seminario sul dono, che mi piacque assai, e vi scriverei un trattatello, ma preferisco lasciar fare al gioco delle libere associazioni, e allora mi vengono in mente le parole scambio, circolarità, segno di legame, spirito della cosa donata. Il dono nobile e competitivo di Mauss, dove sono in gioco prestigio sociale nel potlatch, voglia di scoperta del mondo nel kula (il dono porta a viaggiare per lunghi tragitti resi da questo sicuri). Il dono gratuito di Derrida. Il dono verticale di Godbut, per cui i doni si trasmettono di generazione in generazione con modalità non circolari e non diacroniche, cioè contemporanee o ravvicinate nel tempo, di redistribuzione. In quanto atto, che effetti provoca il dono? Piacere del dono, che sia di tempo, di ascolto, di narrazione, immagini o oggetti, gesti o altro. Il dono, al di là di convenzioni fruste e abitudini banalizzate e sentite come un tedioso peso, in quanto atto, può fare ancora bene? Il dono parla del donatore e/o del donatario? Lo spirito del dono parla di superamento delle chiuse logiche di clan, di ripiegamento sul proprio mondo, e di apertura ad esso e agli altri, nel piacere dell'erranza, dice de Certeau quando parla del seminario, ma io lo trasporrei come senso che può essere generale, e certo, anche come circolazione del sapere.

Questo post natalizio mi è venuto da dedicarlo al dono anche perché senza parere si qui si fa un po' di metablog. Si tratta infatti di due doni che ho ricevuto e che con gran piacere ricambierò, anche se non si tratta tanto di un ricambiare ma di movimenti, credo, paralleli e indipendenti, da due persone che per ragioni diverse, nella vita, hanno deciso di aprire un blog, e i cui percorsi ho incontrato. Mi piace che i doni vengano messi in circolo, che il circolo sia aperto e che lo spirito della cosa donata permei chi ne usufruisce.

Non ho dubbi che siano proprio le persone e non gli avatar che mi hanno fatto questi regali, e che li abbiano voluti fare a una persona in carne e ossa, e questa leggera ironia mi diverte in quanto tentativo di dimostrazione di qualcosa che per me era già un punto di partenza.

E questa musica l'ho scelta come accompagnamento natalizio. A poi. E Buone Feste

 Luci serene e chiare,

voi m'incendete, voi, ma prova il core,

nell'incendio diletto, non dolore,

voi mi ferite, moi, ma prova il petto,

non dolor nella piaga, ma diletto.

O miracol d'Amore!

Alma ch'è tutta fuoco e tutta sangue

si strugge e non si duol, muor e non langue

(Gesualdo da Venosa, Quarto libro dei madrigali, Luci serene e chiare, madrigale per cinque voci, la Venexiana)

 

postato da: barbara34 alle ore 09:03 | Permalink | commenti (21)
categoria:auguri, metabloggando, madrigali, ibrid@menti, sensiblog
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domenica, 25 novembre 2007
LorenzoCostaConcerto

Mentre, mia stella, miri
I bei celesti giri
Il ciel esser vorrei
Perché tu rivolgessi
Fiso ne gli occhi miei
Le tue dolci faville,
Io vagheggiar potessi
Mille bellezze tue con luci mille


(Gesualdo da Venosa, Madrigali Libro I, Concerto delle Dame di Ferrara, Sergio Vartolo)

Il quadro è il "Concerto" di Lorenzo Costa. Non è propriamente un dipinto "bellissimo", ma è comunque importante perché nasce
nel contesto degli intrattenimenti musicali (e ariosteschi) ferraresi (iconografia e note di oyrad)
postato da: barbara34 alle ore 09:42 | Permalink | commenti (27)
categoria:madrigali, concerti aperitivo
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sabato, 10 novembre 2007

DSC_0088





















Aura soave di segreti accenti
Che, penetrando per l'orecchie al core,
Svegliasti là dove dormiva Amore,
Per te respiro e vivo,
Da che nel petto mio,
Spirasti tu d'Amor vital desio.

Vissi di vita rivo
Mentre amorosa cura in me fu spenta:
Hor vien che l'alma senta
Virtù di quel tuo spirto gentile.
Felice vita oltre l'usato stile
(Luzzasco Luzzaschi
Concerto delle Dame di Ferrara
madrigaux à une, deux et trois sopranos
harmonia mundi)
postato da: barbara34 alle ore 10:35 | Permalink | commenti (40)
categoria:madrigali
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mercoledì, 31 ottobre 2007

languir me fault
Avevo deciso di rinchiudermi in un claustrale ritiro di studio e di astinenza dalla blogosfera, ma poi mi son detta che almeno lasciar dovevo una musichetta, per far da intervallo a questi giorni che si distaccano dall'usuale ritmo delle giornate.



Quanto sia liet'il giorno
Nel qual le cose antiche
Son hor da voi dimostre, et celebrate.
Si vede perch'intorno
Tutte le gente amiche
Si sono in questa parte radunate.
Noi che la nostra etate
Ne boschi, et nelle selve consumiamo
Venuti anchor qui siamo
Io nympha (e noi pastori);
Et giam cantando insieme i nostri amori.

(Quanto sia liet'il giorno, madrigale di Philippe Verdelot (1470/80), su testo di Niccolò Machiavelli, eseguito da Emanuella Galli (canto), Gabriele Palomba (liuto), Franco Pavan (liuto), in Languir me fault, E lucevan le stelle records).

postato da: barbara34 alle ore 15:34 | Permalink | commenti (22)
categoria:madrigali
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