Che è un po' pedissequo e pedante e classico e borghese e di massa, lo so. Ma è quello di cui mi è venuto voglia di parlare come forma di congedo estivo, tirando fuori i libri già infilati nella tasca a rete zippata su tre lati del mio fido zainovaligia. Perché poi è l'unico momento in cui posso leggere (quasi) spensieratamente. Che poi si tratta di un wishful thinking, perché mica lo so se riesco a leggermi tutta 'sta roba. E comunque. Sono. In ordine rigorosamente alfabetico: L'étranger, di Albert Camus (Seuil); Lo stato delle cose di Richard Ford (Feltrinelli); Psicologia e metapsicologia di Sigmund Freud (che ha fatto a cazzotti con I luoghi della cultura di Homi Bhabha, troppo voluminoso per la valigia, lo leggerò al ritorno); Occhi gettati e altri racconti, di Enzo Moscato (Ubulibri) (che ho preferito a Emilio Villa, attissimo alla Padania, perché secondo me Moscato va letto a Napoli e nel caldo cocente e nell'aria tesa e nel vento di mare). Quasi tutti dei libri non nuovi, come piace a me.
Vado a rimirare il Golfo, a mangiarmi le brioches della Briocherie sul Corso Vittorio Emanuele, con il vento che lambisce la curva della strada nell'azzurro puro, un vero lusso dell'anima, a scendere e salire scalette verso il centro città e il mare, sorbirmi cose fresche a Chiaia, possibilmente al bar Riviera, a prendere funicolari (un'esperienza mistica), a mangiare (una modica quantità di) pizze e mozzarelle di bufala, a godermi la Costiera sorrentina, a rivedere le spiagge della mia infanzia a Ischia, a incontrare i vecchi amici dell'Università, che mi stupisce sempre di quanto stiamo diventando grandi (ma non troppo) e di come procedono le nostre storie. A volte non c'è posto migliore di casa propria per andare in vacanza. 
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anch'io adotto il caviotto!
Ho intervistato un paio di giorni fa il poeta scozzese naturalizzato francese Kenneth White, di cui, confesso, sapevo poco. E ne sono stata molto contenta. Perché White ha fatto della sua vita un'opera geopoetica, dedicandola ad approfondire lo spirito del luogo, dei luoghi. Da vent'anni vive sulla costa bretone, dove scrive, legge, guarda le nuvole, fa lunghe passeggiate, tutto parte del suo "lavoro", un lavoro culturale impregnato di spirito. E' un grande camminatore, che ha persorso il Giappone da Tokyo fino all'estrema punta delle sua isola stettentrionale. Viaggia partendo da città, incontrando persone e culture, giungendo infine a contemplare il vuoto, come si potrà volendo leggere