mercoledì, 03 settembre 2008

Devo intervistare Arbasino e non so assolutamente cosa chiedere a un personaggio con una produzione così imponente e varia. Pensavo di impostare tutto sul coté antropologico di descrizione della realtà. Confido vivamente nei vostri arguti e pregiati suggerimenti, grazie!

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L'intervista è qui. Grazie a tutti per i loro suggerimenti e in particolare a Flalia e Oyrad!!

postato da: barbara34 alle ore 16:29 | Permalink | commenti (31)
categoria:letteratura, eventi, articoli, incontri, spaesamenti, campanelli dallarme
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martedì, 02 settembre 2008

al-neimiIn attesa del mio ritorno che probabilmente avverrà in forma di piccola cronaca mantovana dal Festivaletteratura, linko qui un articolo che ho pubblicato qualche giorno fa su un romanzo più o meno erotico di una scrittrice araba, arcitradotto solo perché  scritto da una scrittrice araba, che parla di sesso libero ma in modo molto meno interessante di quanto non farebbe Michel Houellebecq, ed è stato, abbastanza prevedibilmente, proibito nei paesi arabi della Penisola, ma ha un minimo di interesse perché cita alcuni autori erotici arabi altrimenti ignoti ai più. A questo punto il consiglio è di passare direttamente alle fonti, la più nota delle quali è Muhammad an-Nafzawi, autore de "Il giardino profumato" (SE).

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A proposito, il primo settembre è iniziato il Ramadan. Per il dolce, bisogna aspettare la sera....

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I am on Facebook, now, with my true name (I know, it's not nice to mix up the sacred and the profane...)

postato da: barbara34 alle ore 20:49 | Permalink | commenti (15)
categoria:libri, letteratura, articoli, arabità
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mercoledì, 30 luglio 2008

Che è un po' pedissequo e pedante e classico e borghese e di massa, lo so. Ma è quello di cui mi è venuto voglia di parlare come forma di congedo estivo, tirando fuori i libri già infilati nella tasca a rete zippata su tre lati del mio fido zainovaligia. Perché poi è l'unico momento in cui posso leggere (quasi) spensieratamente. Che poi si tratta di un wishful thinking, perché mica lo so se riesco a leggermi tutta 'sta roba. E comunque. Sono. In ordine rigorosamente alfabetico: L'étranger, di Albert Camus (Seuil);  Lo stato delle cose di Richard Ford (Feltrinelli); Psicologia e metapsicologia di Sigmund Freud (che ha fatto a cazzotti con I luoghi della cultura di Homi Bhabha, troppo voluminoso per la valigia, lo leggerò al ritorno); Occhi gettati e altri racconti, di Enzo Moscato (Ubulibri) (che ho preferito a Emilio Villa, attissimo alla Padania, perché secondo me Moscato va letto a Napoli e nel caldo cocente e nell'aria tesa e nel vento di mare).  Quasi tutti dei libri non nuovi, come piace a me.

Vado a rimirare il Golfo, a mangiarmi le brioches della Briocherie sul Corso Vittorio Emanuele, con il vento che lambisce la curva della strada nell'azzurro puro, un vero  lusso dell'anima, a scendere e salire scalette verso il centro città e il mare,  sorbirmi cose fresche a Chiaia, possibilmente al bar Riviera, a prendere funicolari (un'esperienza mistica), a mangiare (una modica quantità di) pizze e mozzarelle di bufala, a godermi la Costiera sorrentina, a rivedere le spiagge della mia infanzia a Ischia, a incontrare i vecchi amici dell'Università, che mi stupisce sempre di quanto stiamo diventando grandi (ma non troppo) e di come procedono le nostre storie. A volte non c'è posto migliore di casa propria per andare in vacanza.

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categoria:libri, letteratura, luoghi, annunci, riti, ritorni, partenze, acquisizioni libresche
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lunedì, 30 giugno 2008

Vado al Town Hall, albergo dalle prestazioni lussuose ai limiti dell'inimmaginabile, situato in un palazzo dalle architetture nemmeno troppo appariscenti che affaccia sulla Galleria del Duomo di Milano, per intervistare Richard Ford, di cui è uscito il nuovo libro "Lo stato delle cose" per Feltrinelli. C'è ancora per la terza volta il personaggio Frank Bascombe, agente immobiliare esistenzialista che raccontando la superficie in modo fittissimo riesce ad arrivare al fondo delle cose, appunto.

Ma qui al Town Hall cosa c'è, la superficie o la sostanza? Ogni volta che vengo in questo posto scattano in me istinti anarcoidi. Quale cifra si paga, mi chiedo, per usufruire di questo ligio ascensorista straniero vestito da pinguino, che ti blocca l'entrata e poi devi avere un codice per far salire l'ascensore, che ti immette in un'androne asfittico e in un corridoio claustrofobico. Il lusso non sta tanto nelle architetture o nelle pur bellissime stanze, ma nell'avere un servo pinguinato a disposizione per 24 ore a lustrarti le scarpe, farti la valigia impilando i tuoi vestiti in delicata carta velina, comprarti un'aragosta alle 3 di notte. Le frontiere del lusso contemporaneo si concretano in un ritorno  rivisitato al dominio su altre persone, alle nuove forme capitaliste della servitù.

Tutti vestiti bene, come al solito, in queste occasioni, in un ambiente talmente pulito, asettico e raggelante, talmente superficie, da procurarti un attimo di levigata sospensione, farti pensare per qualche breve minuto che la morte non esiste, che tutto è facile e scorrevole, che nessuno lì fuori soffre, che non ci sono senzatetto costretti a riposare nei dormitori, vittime della tratta, rifugiati in cerca di asilo, traumi, dolori, fatiche immani di vivere, cose che da qui sembrano lontane anni luce.

Ci pensa Richard Ford a riportare un po' di vita in questa morte, parlando del confronto con la morte come qualcosa di naturale che l'Occidente rimuove. Delle colpe dell'Occidente nel portare ovunque la morte. Mostra con ironia e un impalpabile sorriso i suoi spessi calzini verdi poco in sintonia con la stagione torrida. Ha occhi azzurri e sottili, proprio gli occhi che deve avere uno che registra ogni minuto dettaglio di quel che si trova intorno a lui.

Tra le cose più belle che dice quest'uomo di grande intelligenza e capacità di compenetrazione della realtà è che l'obiettivo ultimo degli uomini è essere vicini ad altre persone, ed è difficile. E ancora che compito della letteratura è rinnovare la vita delle persone. Alcuni psicoanalisti consigliano i suoi libri in lettura ai loro pazienti.

Penso ad alcune vicende ad alto tasso di conflittualità che mi sono capitate in questi giorni, a dialoghi e incontri mancati, alla rabbia che fa venir voglia di distruggere tutto, di denigrare le persone, al timore dell'altro che innesca reazioni di aggressione e fuga, a come è facile respingere le persone, difendersi, reagire al rifiuto, alla paura della differenza o alla differenza tout court, rinserrandosi nelle proprie categorie, e mi chiedo, cosa può veramente liberarci dalla diffidenza, dalla paura del'Altro, dalle ferite che da questo ci lasciamo infliggere (perché sono le nostre vulnerabilità a operare) o gli infliggiamo? A volte essere vicini agli altri diviene un'occasione mancata, un solco, che più lo scaviamo e più aumenta le distanze. Perdiamo le inimmaginabili libertà dello sconfinare, ci rinserriamo nella sicurezza del già noto, e forse questa non è anche una forma di morte, nella sua possibilità di rinnovamento mancata? E poi chissà, se si tratta di occasioni perdute o ne impariamo qualcosa.

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giovedì, 17 gennaio 2008

Post frettoloso per annunciare una trasferta a Torino dove mi aspettano due giorni di imbandigioni letterario-gastronomiche in occasione del Grinzane Cavour, che quest'anno è dedicato alla letteratura indiana. Un paio di libruzzi di autori come Nirpan Dhaliwal (Guanda) e Lavanya Sankaran (Marcos y Marcos), consigliatissimi, li ho già leggiucchiati. Poi ci sarà il poeta siriano Adonis che riceverà il premio lettura. Di più non posso dire perché il tempo è tiranno, se non che in realtà vado perché non posso perdere l'appuntamento con il pranzone organizzato al ristorante del Cambio, affianco al Teatro Regio, uno dei migliori di Torino se non "il". A presto!

postato da: barbara34 alle ore 12:56 | Permalink | commenti (22)
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