Quest'olio palestinese costa dieci euro al litro, è uno dei più buoni che abbia mai assaggiato, e lo si può trovare e ordinare ai recapiti indicati nel sacchetto. Qello che resta dell'olio, perché per tirare su il muro quelle povere vittime degli israeliani hanno sradicato più di centomila ulivi secolari, patrimonializzati, e il resto rischia di morire per penuria idrica, sempre grazie al muro. Chi saranno mai le bestie che meritano un simile trattamento? Quante volte abbiamo sentito disumanizzare il nemico come preludio all'annientamento? E il milione di cedri distrutti?
Decido, tra le ricette lasciate inespresse, di preparare una salsa di pinoli per un pesce persico. Si mette insieme una tazza di brodo, che io ho preferito vegetale, un mazzetto di prezzemolo, un etto di pinoli, una testa d'aglio, una fetta di pane integrale che si fanno frullare .
Il pesce lo si può rosolare o ricoprire con del burro in cui siano state fatte ammorbidire delle scaglie di buccia di limone. Il risultato è delicatissimo.
(musica: Beyrouth ecoeurée)
E allora, per una volta a questo serio blog toccherà una cronaca semiseria di un incontro tra bloggers e non bloggers, per saggiarne somiglianze e differenze.
Le proporzioni erano più o meno uguali. Presenti io, Melpunk, Oyrad e Spalluzzza che però non sapevano di essere loro perché si sono presentati con i loro veri nomi. Più il rinforzo di Nightmare, che però si limita ad anobiizzare. Poi N. la persiana, J. il cuoco inglese con il suo accompagnatore A, l'accompagnatore di Spalluzza M., noto per la sua produzione di cassoeula in quantità industriali, A., esperto conoscitore di tutte le bettole milanesi. Insomma uno strambo parterre perfetto per ogni giallo che si rispetti. Ogni tentativo di suscitare commenti sui blog da parte degli astanti era zittito da mugugnii di approvazione del cibo, tutto rigorosamente in giallo (tavola compresa): zuppa di zucca (di J.), riso con noir di seppia (per un effetto thrilling), salmone allo zenzero, sarde pur'esse a zenzero e lime, e pure qualche borek, carotine in agrodolce e melanzane alla melagrana, pollo yakitori. Ad un certo punto Oyrad (qui sotto ritratto in posa rinascimentale). J. e A. hanno a lungo disquisito delle foto di Martin Parr di cui ho un catalogo in casa ed è stata l'unica discussione di un certo tono intellettuale. A un certo punto Oyrad e Spalluzza si sono agniti e hanno capito di essere Oyrad e Spalluzza. Indifferente a cotanta emozione, il compagno di Spalluzza ha sostenuto di non guardare mai il suo blog kalimat. E poi nulla, si son buttati tutti sui dolci, arabi e gialli, mentre N. cercava di influenzare i convitati a mangiare le sue fette integrali con composta di frutta gialla, pretendendo imperiosamente un karkadé, J. non accettava che té noir, e A. da vero uomo arabo invitava fermamente melpunk a contenere l'abitudine di sua moglie a recitare alle sette e trenta il sutra del loto con accento cinese dell Yunnan.
Sotto le mentite spoglie della discreta cagnetta Carla si nascondeva in realtà l'ispettore Pepperpot, che convinto con irresistibilli lusinghe (la possibilità di inventarsi il prossimo giallo) dagli autori Yasmina Safra e Pedro Blanco i Amarelo a occuparsi di nuovo del caso dello zenzero, ad un certo punto ha realizzato tutto e ha esclamato rivelandosi: "Comme le dit Jean Gabin, ils sont tous des assassins" (da bravo appassionato de "La Napoli di Bellavista"). A nessuno glien'è fregato niente, hanno continuato a mangiar dolci come se niente fosse e a punzecchiarsi sulle differenze tra pronuncia araba e persiana, dialetto tunisino ed egiziano. Potrei dire che però in conclusione i multipli ibrid@amenti sono andati a ottimo fine. Arabi con persiani con napoletani con milanesi con inglesi con cuochi con studiosi d'arte con giornalisti con bloggers con antropologi con traduttori. E infatti, tra queste persone, riconoscereste chi è blogger e chi no?
E poi l'indomani mattina, ho preso i bellissimi fiori che Oyrad mi aveva regalato, li ho disposti su uno dei miei tessuti preferiti in seta di Mahdyia, e li abbiamo fotografati.
Poiché nel mio futuro immediatamente prossimo si preannunciano nuovi e ardimentosi esperimenti culinari, tra nouvelle cuisine, cucina turca, marocchina, libanese, francese, spagnola e invenzioni personali, ho deciso di esordire oggi con un semplice pranzetto, che né ho filmato né fotografato, come altri hanno la pazienza di fare. E poi, io le ricette amo farle a braccio, non sono una chimica della cucina. E dunque, un semplice pesce persico generosamente sormontato da salsa di noci, sì quella dei pansot(t?)i genovesi, ma con aggiunta di pepe, zenzero, chiodo di garofano, un pizzico di curry. E poi un pilaf croccante di riso con la ricotta e il limone. La salsa di noci non la spiego perché la si trova ovunque, il pilaf va più o meno così. Si inizia a fare un normale riso pilaf, cioè appena coperto da acqua fredda (l'egiziano è il questo impareggiabile) e al dente lo si trasferisce in una pirofila (naturalmente in forno) amalgamandolo con una quantità di ricotta pari all'incirca alla metà, mescolandovi il succo di limone e soprattutto la buccia grattugiata. Dare le dosi sarebbe insulso. Il vero cuoco conosce la dose esatta all'assaggio. E ora, purtroppo, le foto venendo un poco anodine, qui mancano. Ma sempre bene accette sono eventuali contribuzioni iconiche, in quello spirito di coautorialità multisensoriale che mi piacerebbe fosse di casa abitualmente in questo blog.
E poi: domani si farà un esperimento ancora più ardito, si proverà a mettere intorno allo stesso desco riccamente imbandito bloggers e non bloggers per vedere se parlano e mangiano allo stesso modo. Suspence.