Sul sito del "Mattino" ho trovato e faccio circolare questa interessante notizia che mostra che uno dei principali motivi di lite intracondominiale interculturale ruota intorno all'intolleranza del diverso... odore di cibo. Ieri ho orecchiato sulle scale del mio, di condominio, una sostenuta discussione in cui volavano parolacce tra una famiglia italiana e una non (io giurerei di più da parte della prima), ho sentito parlare di sigarette ma era solo uno degli argomenti del contendere e per il resto non ho compreso. Ad ogni modo mi sembra interessante riflettere su quali passioni viscerali e quali stigmi della diversità vengano messi in campo dalla sensiblità ad un odore ignoto, e sul perché si possono scatenare reazioni tanto forti. Mi ricordo di una furibonda lite lo scorso anno su "La poesia e lo spirito" in cui alcune persone si lamentavano indignate delle puzze di fritto dei vicini migranti, divenendo estremamente aggressive quando io parlavo per questo di etnocentrismo. La faccenda si chiuse con una di queste persone che cercava di dimostrare che anche io ce l'avevo con i "diversi" che però in questo caso erano i "nativi". Non ho risposte in questo caso, apro un interrogativo e mi interesserebbe ricevere i pareri dei passanti. In quanto a me, in genere gli odori di cucina mi sembrano un segno di vita. Mi infastidisce, lo confesso, solo quello della carne cruda poco refrigerata.
ROMA (15 dicembre) - La statistica diffusa dall'associazione nazionale degli amministratori di condominio fa pensare: l'integrazione, in Italia, si ferma in cucina. Un conto è sentire l'odore il ragù e di una frittura di pesce, un'altra quella del pollo al curry o dell'involtino primavera. Perché, stando ai dati dell'associazione, nell'ultimo anno si è registrato una forte crescita di liti tra condomini legate ai forti odori delle spezie utilizzate dagli immigrati.
Le liti di condominio legate alle cosiddette «immissioni» sono le più frequenti: il 27% sul totale annuo delle diatribe condominiali. E di recente, secondo l'Anammi, gli episodi di questo genere si sono moltiplicati. Di quella stessa percentuale, oggi, la «lamentela da cucina etnica», spesso seguita dall'esposto alla pubblica autorità, rappresenta il 16%. «Il caso più classico - spiega Giuseppe Bica, presidente dell'Anammi - è quello del gruppo di condomini che si lamenta per il forte odore di cucina orientale».
L'inquilino responsabile, il più delle volte, si difende così: «Voi avete il soffritto, io il pollo al curry». Non a caso, l'80% delle liti di stampo etnico-culinario coinvolgono immigrati di origine asiatica (India, Bangladesh e Pakistan), seguiti alla distanza dai cinesi (15%) e da stranieri del Maghreb (in particolare Tunisia e Marocco







anch'io adotto il caviotto!