martedì, 28 ottobre 2008

Sto facendo un po' di visite a servizi vari incluse in un corso di mediazione di cui mi sto occupando. Orbene, ieri dovevo andare ad una scuola a Paderno Dugnano. Guardando Google Maps il posto mi sembra a portata di piede, per una gittata di massimo un quarto d'ora.

Arrivo a Paderno, chiedo informazioni sulla strada da prendere e mi scoraggiano dicendo che è lontanissimo. Devo prendere un autobus. Solo che il prossimo parte dopo due ore. L'autista del suddetto mi indirizza verso un altro autobus e un treno. Scopro che per l'autobus devo attendere mezz'ora, e che il trenino passa ogni ora.

Decido di andare a piedi anche se mi dicono che ci vuole mezz'ora. Più persone mi dicono di prendere la Comasina. Solo che scopro trattarsi di superstrada, quindi senza marciapiedi. Ripasso mentalmente i nomi di molti santi che conosco e disperata e nera ritorno indietro sotto l'acquerugiola.

Un signore ha pietà di me e mi da un passaggio in macchina. Fortuitamente incontro per strada una maestra della scuola dove doveo andare, e mi conferma che basta prendere una stradetta laterale alla stazione di Paderno, e che ci vuole un quarto d'ora a piedi. In tutto questo giro ho perso circa un'ora.

Per completare la mia relazione sullo strano loco padernese, che sembra essere ad anni luce da Milano, dirò solo che servono un solo tipo di té al bar, e quando gli chiedi quali té abbiano ti guardano come se fossi E.T.

postato da: barbara34 alle ore 06:39 | Permalink | commenti (31)
categoria:cronache marziane, spaesamenti
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sabato, 18 ottobre 2008

E' cominciato, devo dire con grande sollievo, il secondo anno di scuola gruppoanalitica, con il consueto workshop che dura un giorno e mezzo. Se lo scorso anno il primo era stato un'esperienza veramente forte, coinvolgente, bouleversante, quasi totalizzante, perché mettere in campo le proprie esperienze ed emozioni in un gruppo, in uno scambio reciproco con gli altri, per la prima volta lo è, quest'anno è stato come ritornare in un porto sicuro.

Sono andata lì stanca, portandomi dietro il peso di conflittualità maturate nei giorni scorsi, di dilemmi relazionali, della difficoltà di destreggiarsi in situazioni complesse. E andando lì mi sono alleggerita, mentre mi rendevo conto che condividere gli stati d'animo miei e degli altri mi consentiva di affrontare meglio la vita lì fuori. E' una piccola oasi dove ci si può mettere in gioco e in discussione in virtù di un patto di gruppo e con l'analista che ci ha in supervisione, in un'esperienza che ha la duplice natura di formazione e analisi di gruppo. Certo, non bisogna idealizzare, nel senso di non sentirsi migliori degli altri o anche di pensare che lo siano i propri maestri, nel tenere sempre a bada le loro emotività, idiosincrasie, ostilità personali. Ma nello sforzo comune di comprendere forse qualcosa la si ottiene.

Certo che provo difficoltà a tracciare una linea di continuità tra questa esperienza, questo modo di comportarmi e il mondo esterno, dove diviene più difficile impostare dei discorsi così sinceri e trasparenti, e anche potenzialmente dannoso perché, non condividendo lo stesso patto con i nostri interlocutori, rischiamo di incagliarci negli scogli di resistenti rimozioni o di manipolazioni anche inconsce dei nostri vissuti.

Insomma, ci rifletto su, se non altro sperando che questa esperienza formativa mi aiuti a vivere meglio la mia vita (i vissuti negativi sono una sgradevole faccenda che complica la vita) traendo il meglio dai rapporti con gli altri. Almeno la fatica così si allegerisce e ci tiriamo un po' più fuori dalle pastoie delle nostre emozioni, imparando a cascarci meno dentro, a osservarle con più distacco e consapevolezza sulle loro cause.

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