Sicurezza, pugno di ferro sugli immigrati
categoria:violenza, funerali, migrazioni, istituzioni totali, inferni contemporanei, spaesamenti, campanelli dallarme
Ho scoperto per caso nei miei giri serendipici il sito degli "Amici di Magdi Cristiano Allam". Assolutamente da visitare. Io come i membri dell'equipaggio di Star Trek qui decido di non prendere posizione riservandomi di leggere attentamente, ma il lettore avveduto potrà fare una sua analisi del tutto autonoma e indipendente del locus amenus. Se poi ci andate e volete commentare qui i pareri sono graditi. Una sola cosa dico, che mi preoccupa. Questo attacco sempre più ricorrente al "relativismo culturale", espressione presa a prestito dall'antropologia, ma che in un certo tipo di discorsi diviene un'espressione del tutto ambigua, certo priva della complessità delle riflessioni che su di essa si sono svolte. Relativismo culturale, è, anche, il tentativo di comprensione degli altrui sistemi culturali, valoriali e simbolici. Comprensione zero quindi?
Proponiamo un nuovo modello di fare ricerca universitaria, basato sulla co-generazione di contenuti in rete, proprio come avviene su Ibridamenti. Sono 25 i co-autori - filosofi, antropologi, semiologi, pedagogisti, blogger, scrittori, psicologi - che affrontano il tema del pensare in rete sia teoricamente che a partire da esperienze concrete [indice]. La premessa racconta come è nato il progetto Ibridamenti.
Il libro oggi è on-line ad un prezzo contenuto [9 € spedizione inclusa] per dare modo a tutti di leggerlo e di continuare la ricerca con Ibridamenti. Per ordinarlo...
Fino a ottobre il llibro non sarà disponibile nelle librerie e può essere acquistato solo in questa modalità di prevendita riservata ai lettori della blogosfera.
Se volete comprarlo sappiate che non ci guadagnerò nemmeno un euro, al massimo un po' di gratificazione.
WEB E DINTORNI
CA’ FOSCARI SI TUFFA NEL MONDO DEI BLOGGERS
TUTTO E’ PARTITO DA IBRID@MENTI: OGGI UN CONVEGNO
VIS À VIS TRA RICERCATORI E RAGAZZI
di Yamina Oudaï Celso
[ Pubblico, in versione quasi integrale, questo articolo della filosofa e giornalista Yamina Oudaï Celso. L’articolo presenta il convegno di Ibrid@menti ed è uscito sui quotidiani veneti sopra citati: un’ ulteriore occasione per discutere sul convegno, sul libro e sui temi emersi ]
Si chiamano Melpunk, Contenebbia, Evenevil, Sadlandscape, Mssenzafiltro, e c’è da scommettere che dietro i loro fantasiosi nicknames o identità virtuali si articolino nuove e interessanti strategie comunicative, che parlano il linguaggio a volte onirico, spesso informato e quasi sempre anticipatorio dei bloggers. A questi protagonisti della rete, che attraverso i propri spazi on line (i blog, appunto) aggregano ogni giorno vivaci scambi di idee ed opinioni sui più disparati ambiti, l’Università Ca’ Foscari di Venezia, assieme a Splinder, aveva scelto, sette mesi fa, di dedicare un apposito spazio di ricerca, attraverso la creazione del blog collettivo Ibrid@menti, concepito come il luogo di scambio e “ibridazione” tra il mondo di internet e quello delle indagini semiotiche, sociologiche e psicoantropologiche rivolte ad esso dagli “addetti ai lavori”.
Adesso che Ibrid@menti, con i suoi 154.000 contatti complessivi, è arrivato ai 5 /10 di Page Rank Google, un primo bilancio dell’innovativo esperimento viene tracciato oggi, dalle 9 alle 18, nella Sala Conferenze di Palazzo Malcanton-Marcorà dal Prorettore dell’Università Umberto Margotta insieme ad una vasta rappresentanza di bloggers e scrittori, come Tiziano Scarpa, che dialogano con gli studiosi degli enti di ricerca coinvolti nel progetto, quali la Scuola di Dottorato in Scienze del Linguaggio, della Cognizione e della Formazione e il Dipartimento di Studi Storici di Ca’ Foscari, il Laboratorio Internazionale di Semiotica di Venezia, La Facoltà di Sociologia dell’Università “La Sapienza” di Roma, il Dipartimento di Neuroscienze Cliniche dell’Università di Palermo.
“Si tratta di un’iniziativa che presuppone un indispensabile sforzo di integrazione tra mondi diversi, ma anche saperi e discipline eterogenee – afferma Mario Galzigna, docente di Storia della Scienza e di Epistemologia a Ca’ Foscari, presente anche nella sua veste di “blogger” (heteronymos) – poiché gli strumenti dello psicologo o dell’antropologo non sono sufficienti, da soli, a decodificare una realtà complessa come quella della rete. Il nostro principio ispiratore è stato quello foucaultiano della “indagine di sé e degli altri”, in una visione amplificata e “ibrida” del concetto di identità: è infatti molto frequente che ad Ibrid@menti ci si accosti nella doppia veste di studioso e di blogger o frequentatore del web”.
Al centro del dibattito anche il tentativo di individuare cosa renda un blog preferibile all’altro.
“Il successo comunicativo di un blog è solitamente legato, oltre che alla parola scritta, ad un uso estremamente sofisticato e creativo di immagini e suoni – spiega la coordinatrice di Ibrid@menti Maddalena Mapelli, curatrice del volume collettaneo Pratiche collaborative in rete in uscita presso l’editore Mimesis – . L’interazione tra i due mondi, quello dei blogger e il contesto accademico, si è rivelata piuttosto complessa soprattutto per la difficoltà di congegnare un linguaggio comune. Dal momento che in questa sede ‘ibrida’ nessuno dei due interlocutori poteva esprimersi nella propria modalità abituale”.
Dunque una feconda contaminazione di provenienze e categorie di pensiero, ma anche una provvidenziale caduta di steccati e idiosincrasie di appartenenza che troppo spesso rendono miope l’istituzione universitaria verso chi elabora idee e culture al di fuori di essa.
[ Un'anteprima sul convegno: qui
Per acquistare il libro on line: qui ]
Non trovo metafora più nobile, per descrivere il mio muoversi da Milano per Roma e Napoli, di quella di un PacMan (lo ricordate?) che si muove (tutto sommato con una certa placida voracità nonchalante), per cercare di mangiare quanto più palline possibile gli si presentano sul suo cammino.
Ecco, quelle palline sono i miei incontri. Ce ne sono stati tanti, con vecchi amici di vent'anni ormai, amici pluriennali, vecchie e nuove conoscenze e persone che ho conosciuto tramite la rete.
A Roma con Farouche e Alfred, in una pasticceria del Testaccio, a parlare di tante cose, poesia musica letteratura mostre altri bloggers, che il tempo è scorso tanto velocemente e il tramonto ha mutato rapidamente il paesaggio intorno a noi. A Napoli con Aitan, Zaritmac e Biancanera (io non la conoscevo, lei mi dice "ma tu sei al-diwan" ed essere identificata con il blog mi fa uno stranissimo effetto), prima sotto le fronde di Piazza Bellini e poi alla Pignasecca davanti a quell'alimento identitario principe che è il palo totemico di napoletani stanziali e non, e mi ritrovo a casa nel modo di parlare, in suoni a me cari e oramai rari, in modalità di conoscenza e messa in relazione che sono e saranno sempre per me uno dei modi più piacevoli di abitare il mondo, e dei quali non finirò mai di sentire nostalgia, se non negli attutimenti di altre abitudini. Infine, un invito per una tazzulella di caffé da Dido, a conoscere la piccola Greta, a parlare di una libertà del mondo dei blog che non vuole essere irregimentata. Io ho portato un angelo di legno a Greta, e Dido mi ha regalato una foto panoramica di Napoli, di quelle a 220 gradi circa, con tutti i tre castelli, presa dal fronte mare.
Tutti questi incontri mi hanno permesso di vagare, spaziare tra il mio io presente, passato e in divenire, di unire vari momenti temporali, racconti, parti della mia personalità, ritrovando un senso di unità ultimamente troppo schiacciata sul presente e su ansie del futuro, in alcuni casi recuperando pezzi di radici poco irrigate nel corso di convulsi mesi di lavoro, in cui ti aggrappi alla tua identità lavorativa come se fosse l'unica possibile, come se le altre parti di te fossero senza colore e senza valore. E perdi un po' il valore del primato della relazione, la possibilità di godere il tempo senza avvertirne lo scorrere. Ho ritrovato suoni che mi sono cari, modalità di comunicazione nelle quali mi trovo come un pesce nell'acqua, ritmi e luoghi che amo e che custodiscono una parte di me altrimenti difficilmente esprimibile. Ho provato il piacere di parlare di nuovo napoletano fuori dalle mura domestiche. Ho ritrovato luoghi che aderiscono al mio corpo e dai quali separarsi è un lacerazione, il trauma di un parto. Ho incollato quel pezzo di me che pencolava un po', e ho di nuovo paura che qui, dove c'è un'altra me stessa, si perda di nuovo. Ma ne ho aggiunti altri, di nuovi, di pezzi. Perché non vi è identità possibile se non nel riflettersi, riscoprendosi, reinventandosi ogni volta, in quei frammenti di specchio che sono gli altri, in nuove e rinnovate connessioni.
E' questa rete ampia e mobile, che mi consente di sconfinare da un luogo con delle abitudini e delle relazioni che sono mie ma dalle quali ho necessità di uscire, per spezzare l'effetto di naturalezza di giochi sociali.
Mi chiedo se la mia esperienza, il mio stato di dislocazione continua, mi servano almeno in parte a comprendere la fenomenologia di altri soggetti dislocati, contesi da luoghi e identità diversi, tenuti insieme da punti di sutura che uniscono margini di blessures, tagli spesso slabbrati, dolenti, mai del tutto cicatrizzati, cauterizzati, tra lingue, identità, abiti plurali, dissonanti, polifonici, dodecafonici, talvolta silenzi in ricerca di ascolto, urli sommessi, repressi.