martedì, 29 aprile 2008

دار !!!! (dar)

Home sweet home

Maison

Casa

Heimat

Insomma, parto.... nemshi li-d-dar besh nshuff el-bhar!!!!

tradotto liberamente.... preferisco il rumore del mare.....

e poi una serie di vietissimi luoghi comuni: Vesuvio, pizza, mozzarella di bufala, funicolari, piazza del Gesù, via Tribunali, Riviera di Chiaia, Castel dell'Ovo, friggitoria Vomero, villa Floridiana, piazza Vanvitelli, Pignasecca, san Martino. Tutto quest'incoerente e magnificiente agglomerato, e l'inconfondibile aria di primavera di Napoli è ciò che mi muove a pronunciare con il cuore palpitante, da comunque migrante, la parola casa.

Insomma, mi concedo una settimana di indispensabile vacanza, e non me la toglie nessuno. Condividete la mia lietezza, ché del doman non v'é certezza (e vieppiù di questi tempi bui).

postato da: barbara34 alle ore 05:27 | Permalink | commenti (34)
categoria:incontri, partenze, migrazioni, frontiere, erranze
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mercoledì, 23 aprile 2008

Mi sto concedendo una piccola oasi di tempo prima di una delle ennesime giornate troppo piene e intense di lavoro e lavorìo. Un'oasi di Marin Marais e di Emilio Villa.

J'en suis ravie, éblouie. Non ho il tempo di parlare di Emilio Villa, straordinario assemblatore di poesie multilinguistiche, ma di mettere qui una sua poesia sì, e non è detto che non ve ne siano altre. Mi piace questa sensazione di voler mettere rapiamente in comune ciò che mi piace. E d'altra parte ne avevo intenzione da tempo. Vi sono cose di cui sentiamo l'urgenza di scrivere, ed è di quelle che scrivere dobbiamo, senza star tanto a preoccuparci di cadenzare o saturare spazi.

 Beh, mo' te dico, tibi, sabula, dicam.

Ho inserito l'alluce e l'unghia relativa

nel pieno dell'argilla

per cercarne i grani

per i differenti casi

che si sollevano

dai cieli serrati

per le varie categorie di anime.

 

la sua crescita, il suo

ingrossamento, è dovuta

a ciò che soltanto spira

tra pollice in aria e alluce

in terra

non ci siamo mai conosciuti

io corpo, tu terra

se non in maniere diverse

in rami diversi e secondari

di implacabile necessità

di conoscenza, di urgenza filogenetica

 

la morte in fondo

all'argilla

non sarà allora che un tenue

compiacimento

concentrica consunzione

di eteree carogne

di esangui consensi

di digestioni esterrefatte

 

tutto rimane nel

non-tremendo

e nelle sue rose corrose

di ventilazioni, di psicologemi

di contorti

logos sessuati: di

miraggi presunti che

chiamano dall'ultrainfinito

finito nelle sue fredde

faglia, in sazia cecità di

percorsi e tane

(1982)

 

postato da: barbara34 alle ore 08:55 | Permalink | commenti (33)
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mercoledì, 16 aprile 2008

Pubblicazione a sorpresa. Nel novembre del 2005 avevo svolto a Brescia un seminario all'interno di un ciclo dal titolo "La violenza e i legami d'amore", in cui avevo deciso di lanciare una provocazione. Mostrare cioè come in forme apparentemente estreme, una violenza ai nostri occhi feroce, e una dimostrazione di amore devoto, vi possa essere contenuto il loro opposto. Prendevo ad esempio le mutilazioni genitali femminili e l'agape delle donne, la devozione femminile alla famiglia che per l'antroplogo David Miller costituisce una delle pratiche più sottili e striscianti di prosecuzione della dominazione di genere.

Nell'estate 2006, dopo numerose pressioni e sicuramente bisognosa di riposo e serenità, cedevo alla richiesta di trasporre in testo organico il contenuto del seminario, per un sito. Ho rinunciato a un giro in Tunisia, colta da sensi di ansia non troppo sani, facendo molto offendere una mia amica e rinunciando ad una necessaria e salvifica distrazione. Questo testo l'ho scritto portandomi numerosi libri di consultazione in Tunisia, nella camera di Rodney, finestra chiusa per impedire all'odore penetrante dell'oleificio di saturare l'ambiente, luce, aria condizionata, Enzo Moscato e David Sylvian, salvifiche passeggiate a Cartagine a prendere il sole, mangiare harissa e triglie, e quell'aria magnifica e pura, e il bianco immacolato delle mediterranee ville. Ogni tanto riuscivo anche a dormire senza gli ansiolitici, da cui in quel periodo ero completamente dipendente. Dopo un po', al mio ritorno in Italia, nemmeno quelli sarebbero stati più sufficienti.

Ora, dopo lungo tempo trascorso senza ricevere notizie e la convinzione di aver buttato del tempo, mi arriva un pacco da Brescia, con il libro "La violenza nei legami d'amore. Le relazioni vitali e conflittuali tra uomo e donna, adulto e bambino, cittadino e straniero", Gabrielli edizioni.

Mi leggerò i testi degli altri autori, tra cui Lea Melandri e Khaled Fouad Allam.

Scorro con un senso d'incredulità quel testo che mentre lo scriviamo appare un groviglio di fili elettrici sconnessi e ingarbugliati, una serie di mattoncini tra i quali scorgiamo chiaramente suture e sovrapposizioni. Lo vedo, e mi sembra compiuto, rotondo, liscio, presuntuoso in questa sua apparenza, e soprattutto lieve, senza le tracce della fatica che è costato. Provo un senso di stupore e meraviglia nel vedere, come mi succede ogni volta quando guardo un testo dopo un tempo sufficiente dalla scrittura, come un oggetto dotato di vita e natura indipendente, come se l'avesse scritto un'altra.

E' valso, quel testo, la sua fatica, il sacrificio, l'incrinatura profonda di un'amicizia? Ha detto, dirà qualcosa di interessante a qualcosa o a qualcuno? Non trovo risposte, se non forse che sento profondamente di rispondere al richiamo di produrre conoscenza, pensando che, se ci posso mettere qualcosa di mio, questo faccia parte di un'etica della responsabilità, che indolore non è, e comporta sempre fatica. E mi dico che se la consideriamo, noi che facciamo queste cose, una forma di dono, allora la fatica è un concepibile prezzo da pagare. Anche se a volte forse bisognerebbe concedersi un po' di tregua.

L'articolo si chiudeva così."E' possibile, e se lo è, come fare per districare l'amore dalla violenza"?

E boh, non mi ricordo come sono messa con i diritti d'autore, ma se qualcuno fosse interessato a leggerlo, glielo mando sperando di non trovarmi la finanza che mi bussa a casa.

postato da: barbara34 alle ore 21:36 | Permalink | commenti (36)
categoria:introspezioni, annunci, pubblicazioni, gender, violenza
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lunedì, 14 aprile 2008

Sarei tornata gratificata e soddisfatta da una lezione ad operatori di sportello per immigrati a Varese in cui la qualità della relazione creata con l'aula è stata tale da riuscire a far passare facilmente concetti come quello di Erlebnis diltheyana e ragionamenti sull'influsso della psicoanalisi sul senso di unità e razionalità del soggetto occidentale, in una lezione di antropologia pratica. Nonostante il freddo e l'umido che mi penetra le ossa.

Se non fosse che. Se non fosse che stiamo per tornare una Repubblica delle Banane e da operetta per altri cinque anni, con il tristo spettro di un triste ripiegamento xenofobo il cui effetto sarà di rendere gli immigrati più ricattabili e le loro condizioni di vita più difficili. Che dire, bisognerà resistere e continuare il proprio lavoro come si è sempre fatto e con più tenacia, se possibile. 

postato da: barbara34 alle ore 21:34 | Permalink | commenti (19)
categoria:annunci, funerali, spaesamenti
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domenica, 06 aprile 2008

Sto ultimando l'articolo da consegnare per una prima analisi della mia esperienza etnografica sui blog. E, nel rivedere i post e i commenti su Sensiblog, non posso non sentirmi profondamente coinvolta e commossa nel rileggere le apassionanti e vivaci discussioni che abbiamo condotto, l'affiatamento cognitivo e creativo che si è creato in quei momenti, e il dono che le persone hanno voluto farmi nel comunicarmi pensieri, sensazioni e atti spesso intimi e personali.

Un grazie commosso dunque a Didolasplendida, Pannonica, Chiccama, Erremme, Porucista, Melogrande, Yzma (la lista è in via di completamento man mano che esamino i diversi post), a Mario Galzigna e Maddalena Mapelli per le loro profonde, estese e acute analisi, a Orsa e Lefty che più di tanti altri mi hanno fatto comprendere il senso della trasgressione e al tempo stesso dell'empatia, e a tutti coloro che ho frequentato nel corso di questo anno e mezzo, e continuerò a frequentare. Un forte, coinvolgente e coinvolto abbraccio.

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