lunedì, 25 febbraio 2008

Oggi è la mia terza lezione di palestra con M. La puntata precedente l'aveva visto desideroso di farmi rientrare nelle sue categorie come materia da plasmare. Ma evidentemente non doveva essere sufficiente. Così oggi mentre facciamo pesi, che io colpevolmente ammetto scegliere tra i meno pesanti perché ho ripreso gli allenamenti da poco, mi mostra sogghignando i suoi maxipesi e mi dice :"Barbara, vuoi fare cambio con questi?". Poi mi corregge un movimento e aggiunge con un sospiro: "Ah, questi antropologi...". Cogito ergo sum debole?

Terzo atto: non pago, mi si riavvicina e mi chiede "Ma spiegami, cosa vuol dire che lavori con gli immigrati"? Compulso in un nanosecondo un paio di ipotesi e decido che no, meglio non mettere troppa carne al fuoco, niente MGF, e propendo per un "Cerco di capire come vivono qui gli immigrati. Raccolgo soprattutto storie di vita". E lui: "Ah, come i mediatori culturali, i sociologi. Sei un mediatore culturale"? E io: "No, faccio ricerca, sono più come un sociolog...". "Ah, insomma perdete tempo". Abbozzo una risata. E poi, mica posso dargli tutti i torti. Devo dire che non mi sono mai divertita tanto. Spero che la cosa prosegua, in modo da farne venire fuori una etno-sitcom.

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categoria:incontri, cronache marziane, spaesamenti, etnografia della fitness
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sabato, 23 febbraio 2008

stagnoHo intervistato un paio di giorni fa il poeta scozzese naturalizzato francese Kenneth White, di cui, confesso, sapevo poco. E ne sono stata molto contenta. Perché White ha fatto della sua vita un'opera geopoetica, dedicandola ad approfondire lo spirito del luogo, dei luoghi. Da vent'anni vive sulla costa bretone, dove scrive, legge, guarda le nuvole, fa lunghe passeggiate, tutto parte del suo "lavoro", un lavoro culturale impregnato di spirito. E' un grande camminatore, che ha persorso il Giappone da Tokyo fino all'estrema punta delle sua isola stettentrionale. Viaggia partendo da città, incontrando persone e culture, giungendo infine a contemplare il vuoto, come si potrà volendo leggere qui. E' un uomo fortunato insomma, e io lo invidio molto. Da non molto tempo la voglia di sapre assaporare la stanzialità ha prevalso sul fremito della partenza, sul rifiuto della routine e del tempo circolare. Sto cercando di imparare a esplorare un luogo che, pur nella sua anomia, nell'aridità e nel grigiore di molti dei suoi abitanti, può rivelare mondi, sorprese e persone che mi fanno sentire arricchita nel sentire, provare il gusto della scoperta che potrei sentire viaggiando. Sto scoprendo un altro modo di muovermi. Anche se spero e desidero, come White, di riprendere un giorno la strada. Per poi arrivare al vuoto, che non è che un altro modo che arrivare a noi stessi, e al tempo stesso a ciò che ci contiene e ci oltrepassa. Sono sensazioni, a mio avviso, che si possono provare negli angoli più sorprendenti. Forse non vi è bisogno di arrivare alla punta estrema del Giappone.

postato da: barbara34 alle ore 13:24 | Permalink | commenti (14)
categoria:luoghi, articoli, erranze
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lunedì, 18 febbraio 2008

Ho da poco ricominciato a fare palestra, annoiata dal senso di eterno umido dell'acquagym. Avevo   voglia di sentire di nuovo il sudore che scorre a rivoli, la tortura dell'acido lattico che ti da l'impressione di fare dei seri sforzi fisici. Ma era da tanto tempo che non mi sentivo rivolgere questa imbarazzante domanda. Che poi gli allenatori di acquagym non la fanno e quelli di palestra sì, chissà perché.

Domanda di prammatica in quel di Milano, che segue il "come ti chiami", è il "che fai"? E lì, già colta da tremori, rispondo "l'antropologa". Se dicessi che faccio l'autista di veicoli intergalattici penso si stupirebbero di meno. Dopo il primo "ah" di stupefazione l'istruttore torna alla carica: "e che cosa fa un antropologo?". Ora, mica posso mettermi a spiegargli che prima gli antropologi studiavano i primitivi, poi si sono convertiti e non li chiamano più selvaggi, e ora studiano anche la loro società occidentale, le città e pure le palestre (eh sì, sono anni che medito di scrivere un'antropologia della fitness, ho tutto scritto in testa ma altre urgenze si frappongono), e che usano questa cosa complicata chiamata "metodo etnografico". E quindi mi limito a rispondere qualcosa di comprensibile: "Beh, ora mi occupo di immigrati". Le mutilazioni genitali femminili complicherebbero troppo la risposta. E lui: "Ah, allora puoi fare un sacco di cose". E io, basita ma sollevata: "Sì". Elementare no?

Ma evidentemente lui non è rassicurato, e infatti dopo un po' torna e mi fa: "Mi ha telefonato il tuo moroso e ha detto che ti vuole così così e così, quindi devo farti raggiungere gli obiettivi": Gli scocco il sorriso più rassicurante e fiducioso che riesco a trovare, e ora sì che lo vedo rassicurato. E' riuscito a infilarmi nelle sue categorie. E mi sento rassicurata anche io, ora mi sento una persona normale.

postato da: barbara34 alle ore 11:36 | Permalink | commenti (43)
categoria:cronache marziane, spaesamenti
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venerdì, 01 febbraio 2008
colorati misti                                                                     Prediligo i programmi per colorati misti
postato da: barbara34 alle ore 14:16 | Permalink | commenti (111)
categoria:ibridazioni, migrazioni, artefatti concettuali, arti del quotidiano
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