sabato, 29 dicembre 2007

postato da: barbara34 alle ore 20:45 | Permalink | commenti (19)
categoria:auguri, metabloggando, connessioni, ibrid@menti, sensiblog
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venerdì, 21 dicembre 2007

sweeties 001

Cos'è un dono? Se dovessi fare una cosa seria e ponderata compulserei attentamente i numerosi libri che ho letto in occasione di un seminario sul dono, che mi piacque assai, e vi scriverei un trattatello, ma preferisco lasciar fare al gioco delle libere associazioni, e allora mi vengono in mente le parole scambio, circolarità, segno di legame, spirito della cosa donata. Il dono nobile e competitivo di Mauss, dove sono in gioco prestigio sociale nel potlatch, voglia di scoperta del mondo nel kula (il dono porta a viaggiare per lunghi tragitti resi da questo sicuri). Il dono gratuito di Derrida. Il dono verticale di Godbut, per cui i doni si trasmettono di generazione in generazione con modalità non circolari e non diacroniche, cioè contemporanee o ravvicinate nel tempo, di redistribuzione. In quanto atto, che effetti provoca il dono? Piacere del dono, che sia di tempo, di ascolto, di narrazione, immagini o oggetti, gesti o altro. Il dono, al di là di convenzioni fruste e abitudini banalizzate e sentite come un tedioso peso, in quanto atto, può fare ancora bene? Il dono parla del donatore e/o del donatario? Lo spirito del dono parla di superamento delle chiuse logiche di clan, di ripiegamento sul proprio mondo, e di apertura ad esso e agli altri, nel piacere dell'erranza, dice de Certeau quando parla del seminario, ma io lo trasporrei come senso che può essere generale, e certo, anche come circolazione del sapere.

Questo post natalizio mi è venuto da dedicarlo al dono anche perché senza parere si qui si fa un po' di metablog. Si tratta infatti di due doni che ho ricevuto e che con gran piacere ricambierò, anche se non si tratta tanto di un ricambiare ma di movimenti, credo, paralleli e indipendenti, da due persone che per ragioni diverse, nella vita, hanno deciso di aprire un blog, e i cui percorsi ho incontrato. Mi piace che i doni vengano messi in circolo, che il circolo sia aperto e che lo spirito della cosa donata permei chi ne usufruisce.

Non ho dubbi che siano proprio le persone e non gli avatar che mi hanno fatto questi regali, e che li abbiano voluti fare a una persona in carne e ossa, e questa leggera ironia mi diverte in quanto tentativo di dimostrazione di qualcosa che per me era già un punto di partenza.

E questa musica l'ho scelta come accompagnamento natalizio. A poi. E Buone Feste

 Luci serene e chiare,

voi m'incendete, voi, ma prova il core,

nell'incendio diletto, non dolore,

voi mi ferite, moi, ma prova il petto,

non dolor nella piaga, ma diletto.

O miracol d'Amore!

Alma ch'è tutta fuoco e tutta sangue

si strugge e non si duol, muor e non langue

(Gesualdo da Venosa, Quarto libro dei madrigali, Luci serene e chiare, madrigale per cinque voci, la Venexiana)

 

postato da: barbara34 alle ore 09:03 | Permalink | commenti (21)
categoria:auguri, metabloggando, madrigali, ibrid@menti, sensiblog
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lunedì, 17 dicembre 2007
Oggi su ibrid@menti stiamo cercando di completare una mappa analitica che renda conto del posto e del significato complesso, profondo e spesso delicato che per tutti voi ha il fatto di costituire e postare nel blog un testo complesso costituito da scrittura e/o immagine e suono. E' indispensabile  una collaborazione delle persone che questi significati li costituiscono, in prima persona. Non si tratta di fredde analisi, ma di far risaltare il senso del calore delle interconnessioni umane. Ci aiutate, mi aiutate? Io sono soprattutto interessata a comprendere come nascono e si sviluppano i processi di empatia, il significato delle pratiche abituali di scrittura. Chi vuole può scrivermi anche in forma riservata. Ma perfavore scrivete, scrivete, scrivete.
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venerdì, 14 dicembre 2007
tra le pagineIl 19 dicembre è il giorno dell' 'Aid el Kebir, la Festa Grande, o 'Aid del sacrificio, che ricorda il sacrificio di Abramo. Normalmente si comprano e distribuiscono montoni che vengono sacrificati. Proprio prima di Natale, ma chi si accorgerà di questa festa?
Ne approfitto per segnalare la magnifica iniziativa della casa editrice "La vita felice" di Milano, che già dallo scorso anno ha preparato questo raffinato insieme di segnalibri, in tutto sedici, che recano surate del Corano illustrate da Nicole Gravier. Per informazioni www.lavitafelice.it o info@lavitafelice.it.

Ne approfitto anche per una comunicazione di servizio. Il corpo di questo avatar spesso acquattato in queste pieghe pixeliche si dislocherà in quel di Partenope per le abituali vacanze natalizie. I bloggers che vorranno incontrare questo involucro sensoriale lo renderanno oltremodo lieto per la felice occasione. Sono eventualmente disposta a fare da postina per i deliziosi segnalibri, per chi a cui ne sia venuta voglia di averli.
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lunedì, 10 dicembre 2007
 Come i lettori di ibrid@menti sapranno alla Fiera della piccola editoria di Roma sabato 8 si è svolto un miniraduno di bloggers per parlare del rapporto tra scrittura e immagine nei blog. Presenti all'appello Heteronymos che, molto meno serio del suo avatar, ha raccontato divertentissimi aneddoti e sfoggiato inquietanti occhiali da sole che davano carisma e sintomatico mistero. Stefano Epifani che ha un avatar che è proprio Stefano Epifani e un blog che pure, e poi Madmapelli, emmart, biri, Jonathan Kole, evenevil, Magenarth, Melpunk, e se ho dimenticato qualcuno ditemelo.
In giornata abbiamo sorbito litri di té, cioccolate calde e alcoolici vari con licenziamentodelpoeta in abito da buono  e 8 e 49 e consorte, e discettato di tutto un po'. E se licenziamento è amico di Portelli vuol dire che qualcosa di buono ce lo avrà pure.... Seia Montanelli, sua promessa, invece aveva la febbre, in realtà legata in qualche modo simbolicamente misterioso al suo prossimo matrimonio, ma solo lei conosce tale mistero (passione o fuga?) E' bello quando oltre alle menti si ritrovano insieme anche i corpi. Perché alla fine siamo sempre persone, e se ci piaciamo in rete si spera che ci sia ancora più ricchezza. Insomma alla fine è the same old story di amici che si trovano a chiacchierare amabilmente e a snocciolare lepidezze e facezie. Il linkaggio è in progress, per ora ho messo quelli che ricordavo a memoria
postato da: barbara34 alle ore 08:37 | Permalink | commenti (48)
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giovedì, 06 dicembre 2007
A volte vivo vite parallele. Mi capita, di questi giorni, di pensarmi sovente in Tunisia. Ma non sono pensieri di ordine concettuale no. Sono sentimenti, stati del corpo, ricordi sensoriali. Mi vedo per l'avenue Bourguiba, mi immagino seduta con Sonia o Yamina a bere un caffè, raccontandoci i nostri problemi, i  nostri progetti, i passati, i patemi, ridendo di nulla, rendendo la giornata lieta con poco.
Ricordo passeggiate in solitudine, la domenica, per andare a fare la spesa da Champion, a Lafayette, e risalite per Place de la République, traversare il grosso binario della metropolitana di superfiicie numero quattro, quella che porta verso Bab el Khadra, la Porta Verde, capolinea di bus che vanno in periferie desolate. Mi vedo a comprare olio, baguette, yoghurt, petit suisse, barrette di cereali spagnoli, piccoli pacchetti di zuppa thailandese alla citronella, anche quella, bottiglie di acqua Fourat, formaggini, e ritornare verso casa con i sacchetti, le suole sentono l'asfalto, l'aria tiepida della sera mi carezza. Casa, ultimamente la Maison Diocésaine. O andare dal pizzicagnolo all'angolo, comprare con immenso piacere due, tre cose, il piacere dell'essenzialità. E i panni appesi nel terrazzo della Maison, e le chiacchierate e le cene improvvisate con Odette, ex suora congolese, che è andata a fare un corso di cooperazione a Parigi due anni fa e ci siamo perse di vista e forse le vorrei scrivere, ma intanto, quanto affetto è scorso in due tre viaggi, e le tiepide domeniche al mercato a cercare la frutta e la verdura più convenienti, a cucinare e condividere i piatti, e le passeggiate alla fripe a rovistare tra montagne di vestiti usati. Una solitudine così piena, così cicaleggiante, che abitarla è ancora bello. Una solitudine solida, fatta di ricordi come roccia, a cui ancorarsi nei momenti vacillanti come in quelli luminosi. Sì, lo si può abitare, il tempo. A volte immagino di aver continuato a vivere lì, e che magari ho ancora a che fare con quelle persone scisse, lacerate tra Oriente e Occidente, desiderose di beni, contese da una vita frugale e il reclamo dei figli per un paio di Nike, il desiderio della dignità, il silenzio, i vestiti decorosi, il brulichio sommesso e inavvertito. Sogno sforzi difficili di rapporti con persone immerse in una situazione difficile, tentare inqualche modo di aiutarli, cosa non difficile visto il dislivello. Penso a Loredana, ad Armando, a Saro che hanno scelto di vivere lì, e da quanto tempo che non li vedo. E Latifa che mi ospitava, che voleva successo per i suoi figli nella vita, là nell'ex dispensario delle suore, di fronte al cimitero, a lato di un vecchio fare e di un antico santuario con ancora la tomba in soggiorno, coperta dall'incerata e con gli occhiali da sole posati sopra. Il figlio in Egitto,  e Makram sarà emigrato? E Salma, fisico da modella, magra e provocante, si sarà sposata bene? Avrà trovato un onesto lavoro? E Habib, il pacifico e un po' iracondo Habib, continua a tessere al telaio la sera, nel suo angolo donatogli dal figlio dell'ultimo Pasha che ora fa il sarto in una villa enorme e cadente? Si accende la brace e mangia il pesce con gli amici, Habib che sapeva centellinarsi un buon bicchiere di vino bianco? E Kamel l'algerino, uno dei primi che mi hanno ospitato, che sono stata dura nel non perdonare per un affare di mediazione in cui non si è fatto scrupoli di guadagnare molto soldi. Kamel, che lavorava nella bottega di Hejar Bourguiba, nella quale fui attratta da una musica di Paolo Conte. Kamel, il primo che mi introdusse alle leggende orali di Sidi bou Said, lui straniero fuggito dal paese per paura. E che si illuse che un professore italiano avrebbe potuto far sì che lui ricominciasse a occuparsi di patrimonio culturale? Quanti anni avrà la loro bambina, e mi ricordo dell'aborto, quando portai dei fiori, silenziosamente, alla sua silenziosa moglie. E Lotfi, tormentato dal diabete che gli ha mangiato una gamba, fortuna che ora ha la protesi, Lotfi che ha conosciuto Michel Foucault in vacanza, e vive un po' al cimitero un po' alla zawiya, e al café des Nattes gli offrono il té, come starà ora? Vorrei tanto poterlo salutare ancora, Passo un attimo, da un luogo all'altro ci vuole poco, li guardo, mi guardo, poi scivolo via, in silenzio.  E ancora ce ne sarebbero. Ma gli altri, un po' più lontani, li andrò a trovare un'altra volta. Ora è sera.

postato da: barbara34 alle ore 20:39 | Permalink | commenti (61)
categoria:memorie, arabità
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domenica, 02 dicembre 2007
olio palestineseQuest'olio palestinese costa dieci euro al litro, è uno dei più buoni che abbia mai assaggiato, e lo si può trovare e ordinare ai recapiti indicati nel sacchetto. Qello che resta dell'olio, perché per tirare su il muro quelle povere vittime degli israeliani hanno sradicato più di centomila ulivi secolari, patrimonializzati, e il resto rischia di morire per penuria idrica, sempre grazie al muro. Chi saranno mai le bestie che meritano un simile trattamento? Quante volte abbiamo sentito disumanizzare il nemico come preludio all'annientamento? E il milione di cedri distrutti?
Decido, tra le ricette lasciate inespresse, di preparare una salsa di pinoli per un pesce persico. Si mette insieme una tazza di brodo, che io ho preferito vegetale, un mazzetto di prezzemolo, un etto di pinoli, una testa d'aglio, una fetta di pane integrale che si fanno  frullare .
Il pesce lo si può rosolare o ricoprire con del burro in cui siano state fatte ammorbidire delle scaglie di buccia di limone. Il risultato è delicatissimo.
(musica: Beyrouth ecoeurée)
postato da: barbara34 alle ore 18:11 | Permalink | commenti (33)
categoria:musica araba, faire la cuisine, arabità
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