mercoledì, 31 ottobre 2007

languir me fault
Avevo deciso di rinchiudermi in un claustrale ritiro di studio e di astinenza dalla blogosfera, ma poi mi son detta che almeno lasciar dovevo una musichetta, per far da intervallo a questi giorni che si distaccano dall'usuale ritmo delle giornate.



Quanto sia liet'il giorno
Nel qual le cose antiche
Son hor da voi dimostre, et celebrate.
Si vede perch'intorno
Tutte le gente amiche
Si sono in questa parte radunate.
Noi che la nostra etate
Ne boschi, et nelle selve consumiamo
Venuti anchor qui siamo
Io nympha (e noi pastori);
Et giam cantando insieme i nostri amori.

(Quanto sia liet'il giorno, madrigale di Philippe Verdelot (1470/80), su testo di Niccolò Machiavelli, eseguito da Emanuella Galli (canto), Gabriele Palomba (liuto), Franco Pavan (liuto), in Languir me fault, E lucevan le stelle records).

postato da: barbara34 alle ore 15:34 | Permalink | commenti (22)
categoria:madrigali
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sabato, 27 ottobre 2007
bambinistellaCi sono certi posti,  che si chiamano "poli autistici". Vi vengono ospitate persone autistiche e  con altri tipi di disagi. E in alcuni di questi, la procedura prevede di contenere i cosiddetti "comportamenti problema", cioè i comportamenti giudicati inadeguati, e nei confronti dei quali va attuata l' "estinzione". Qando, ad esempio, un ragazzo rosicchia un pennarello, bisogna "estinguere" questo comportamento. E nel procedimento di "estinzione" gli educatori devono star fermi e non guardare. E poi ripetergli, "bravo, che non rosicchi più il pennarello".
Qual'è il training che si fa fare a queste persone? Ad esempio, cercare di insegnare a distinguere un cerchio rispetto a un quadrato, si mostrano le forme, poi si "ripulisce" la scena. Oppure, si chiede di indicare il cane, indicare l'uva. E questi training portano spesso i ragazzi ad atteggiamenti autolesionisti. E quando si comportano "male", gli ospiti vengono messi a lavorare.  E' quella che può essere definita una logica robotica che tenta di eliminare ogni dimensione imprevista, un ammaestramento del non fastidio, basandosi sul presupposto che non vi è nulla da fare, una gerarchia tra esseri umani. Eppure sono persone che provano sentimenti, si commuovono per uno sguardo o una carezza o una piccola offerta. Ma agli educatori è vietato parlare, la regola è comunicare con loro mediante immagini, istruzioni che vanno posizionate in "agende coniche" che i ragazzi devono consultare. Ci potrebbero essere altri tipi di comunicazione, ad esempio la musicoterapia, nella quale il terapeuta, sulla base di un frammento di comportamento, tenta di afferrare il bambino, che poco alla volta ha meno paura e si protegge meno con i suoi muri. Ma da questi posti è bandito persino uno sguardo, una carezza, tutto quel poco che si può dare a queste persone sofferenti. Ci credereste, che esistono posti così?
il labirinto della mente




























postilla:
in un raptus di forte angoscia sulla opportunità di tenere questo post l'ho cancellato, poi ho deciso di rimetterlo recuperandolo dai feed. Ringrazio mel, Lefty, davide, oyrad per i commenti che invito a ripostare, mi son ripresa spero con l'autorizzazione di Lefty la sua foto per il post, e ho aggiunto all'inizio quella di Orsa Rossa. L'invito a dare immagini che diano il senso del post secondo le sensazioni di chi lo legge è ancora valido. E poi, magari c'è qualcuno che vuole darmi anche un po' di musica?
postato da: barbara34 alle ore 18:17 | Permalink | commenti (19)
categoria:istituzioni totali, inferni contemporanei
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lunedì, 15 ottobre 2007


workshop di gruppoanalisi 1DSC_0343Beauté et vérité, mais ces hautes vagues
Sur ces cris qui s'obstinent. Comment garder
Audible l'espérance dans le tumulte,
Comment faire pour que vieillir, ce soit renaitre,
Pour que la maison s'ouvre, de l'intérieur,
Pour que ce ne soit pas la mort qui pousse
Dehors celui qui demandait un lieu natal?

(Yves Bonnefoy, La maison natale, XII, da Les planches courbes)

Tutta la giornata di sabato e metà di quella di domenica le ho passate nel workshop iniziale di gruppoanalisi. Eravamo in nove,  e con la supervisione di uno psicoanalista, che ogni tanto interveniva ma lasciava parlare più che altro noi, abbiamo riflettuto su cosa ci aspettassimo da quel corso. Per parteciparvi, ognuno di noi doveva avere in corso un'esperienza di psicoanalisi. Alcuni di noi si sono detti contenti di essere stati tanto male da dover ricorrere allo psicoanalista, perché questo ha fatto cambiare il segno delle loro vite.
Eravamo liberi di decidere fino a che punto spingerci, nel dare qualcosa di noi stessi. I momenti di silenzio sono stati lunghi, e l'ansia forte, di dire, di essere giudicati per quello che dicevamo dagli altri. Poi abbiamo cominciato a porre, a turno, dei tasselli. Sul bisogno di dire tutto ciò che passa per la testa per andare a fondo di se stessi, dando agli altri, in modo da contribuire all'esperienza formativa, essendoci dentro. Di dire qualcosa di nostro, non già pensato da un altro, filtrato da troppi concetti, giusto il necessario, dando una forma al nostro sentire, prima con il corpo, poi con la mente. Creando nuove forme per i potenziali che sono dentro di noi, cose che nascono da dentro, al fine di potere poi ascoltare, accogliere gli altri, attivando la parte femminile che è in noi. E questo, può nascere solo dal mettersi in gioco, abbassando le difese che abbiamo nella messa in discussione di noi stessi, mettendoci in sintonia con la nostra parte inconscia. E sapendo accogliere l'incertezza delle situazioni, ascoltare gli altri, nel silenzio, sapere aspettare, tollerando il non dire. Alla fine di questo lungo percorso durato circa dodici ore, abbiamo sentito che qualcosa di noi era cambiato, che avevamo raggiunto profonde consapevolezze aiutandoci l'uno con l'altro a guardarci dentro. E' quella che lo psicoanalista ha definito una nascita, un termine pregno, semmai ci fosse bisogno di dirlo, di significato simbolico. Io, da antropologa quale sono, non potevo non pensare ad una sorta di rito iniziatico, un rito di ingresso in un gruppo, di passaggio ad una nuova condizione, nella quale apprendere un nuovo sapere, nuovi valori e nuove pratiche. Poi, ieri sera, ho letto per la prima volta quei versi di Bonnefoy, e ne ho compreso profondamente il significato. Credo, con queste parole che ho scritto, di poter rendere solo lontanamente il senso di un sentire che non è scritto da nessuna parte, se non nei corpi.
postato da: barbara34 alle ore 08:22 | Permalink | commenti (96)
categoria:appunti, inizi, connessioni
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sabato, 13 ottobre 2007
maghreb3A pensarci bene, la decisione di cambiare indirizzo di blog è arrivata parallelamente a una copiosa serie di novità che si stanno verificando nella mia vita. L'inizio del progetto ibrid@menti, che mi vedrà probabilmente impegnata ad approfondire gli aspetti della narrazione e della sensorialità in rete. L'entrata in un percorso di formazione di Gruppo Analisi, che mi consentirà di approfondire gli aspetti della cura legata a percorsi di gruppo, e che già dal workshop iniziale attualmente in corso sta rivelando le sue enormi potenzialità trasformatrici. Cercherò di parlarne qui, anche se l'idea che se ne può dare è solo superficiale rispetto alla profondità dell'esperienza vissuta e partecipata, perché credo che vi siano degli aspetti in comune tra questo tipo di comunicazione e quella che avviene in rete come momento di conoscenza cocostruita e copartecipata, che ha bisogno di altri che ci guardino per verificarsi. E poi alcune nuove connessioni umane molto ricche e nuovi progetti. Fino al prossimo post sono ancora qui. Ringrazio tantissimo oyrad per avermi portato qui e abbellito l'header e per l'avatar.
postato da: barbara34 alle ore 19:21 | Permalink | commenti (27)
categoria:inizi, ibridazioni, connessioni
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venerdì, 12 ottobre 2007
Trasloco. Entro breve.
postato da: barbara34 alle ore 20:39 | Permalink | commenti (10)
categoria:
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